Informazioni su di me

 

Uno dei miei più cari amici si chiama Mike. Io lo chiamo così, almeno, e lui non si oppone, quindi continuerò a chiamarlo Mike.

Siamo molto amici perchè odiamo tante cose in comune. La nostra lista di idiosincrasie condivide è molto lunga, il che non rende le cose semplicissime sul piano sociale, perchè praticamente chiunque ci conosca è statisticamente certo che ami almeno una delle cose che noi, sinceramente e con passione, detestiamo.

Però ora smetto di parlare di Mike, e parlo di Albert Einstein.

Una volta, Einstein lesse un libro di un filosofo ebreo tedesco, Erik Gutkind. Il libro si chiamava “Choose Life: the biblical call to revolt“, una reinterpretazione del giudaismo tradizionale. Einstein scrisse una lettera a Gutkind, che, più o meno, diceva questo:

“...il suo libro è scritto in un linguaggio che per me è inaccessibile. La parola Dio, per me, non è altro che l’espressione e il prodotto della debolezza dell’uomo, e la Bibbia non rappresenta che una collezione di onorabili, ma pur sempre primitive leggende che sono dopo tutto abbastanza puerili. Nessuna interpretazione, non importa quanto sottile, può cambiare questo mio modo di vedere le cose. Per me, la religione ebraica, come qualunque altra religione, è l’incarnazione delle superstizioni più infantili. E il popolo ebraico, a cui sono lieto di appartenere, e verso il cui modo di pensare penso di avere una grande affinità, non ha per me una qualità differente da quelle di ciascun altro popolo. Per quanto possa dire sulla base della mia personale esperienza, gli ebrei non sono migliori di qualunque altro gruppo umano, nonostante siano immuni dalle peggiori tendenze dell’uomo grazie alla loro assoluta mancanza di potere. Al contrario, io non riesco proprio a trovare nulla di “scelto” in loro…

…Ora che io le ho abbastanza apertamente detto quali sono le differenze tra le nostre convinzioni intellettuali, mi rimane molto chiaro il fatto che io e lei siamo molto vicini in altri aspetti essenziali, ad esempio nella nostra valutazione dei comportamenti umani. Ciò che ci separa è solo un po’ di “razionalizzazioni intellettuali”, nel linguaggio di Freud. Conseguentemente, io penso che noi ci capiremmo molto bene se parlassimo di cose concrete.

A tutti quelli che amano cose che io odio, e a tutti quelli che non la pensano come me, penso sempre di poter dire che se parlassimo di cose concrete potremmo gettare un ponte, e superare lo spazio che separa le nostre idee e le nostre concezioni del mondo.

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